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admin Primo Maggio 2019
Per chi ha voglia di perdersi tre minuti.......

Primo maggio 2019. Fa un caldo boia. Quando hai passato il mezzo secolo ci devi stare attento. Non bastasse questo, c’è in gioco anche il pesante lato emotivo. Ci sta di svenire. In gioco c’è la promozione in serie A e poco importa se ne hai già vissute sette; è sempre la prima, perché ogni ciclo storico è unico e indipendente. Quest’anno tocca a mister Corini da Bagnolo Mella. Prima di lui, a memoria del sottoscritto ci sono stati Simoni, Pasinato, Lucescu, Reja, Sonetti, Iachini; ogni “mister promozione” si porta in dote uomini e imprese, con un ciclo d’inizio e una fine.

Certo, mancano tre partite; se sbagli questa, poi invadiamo Cremona. Nella peggiore delle ipotesi, ce la giochiamo col Benevento all’ultima in casa. Con tutto il rispetto, i campani non sono mica il Real Madrid…… Ma quante ne hai viste nel calcio? No, mi spiace dirtelo ma non mi fido. E poi, perché proprio l’Ascoli….. storicamente la nostra bestia nera? Ci ha sempre purgato, ci è costata due retrocessioni dal massimo campionato italiano. Manco fosse l’Ascoli…. il Real Madrid !

Che brutti ricordi, l’Ascoli. La mia prima volta in serie A avevo 15 anni e un “palmares” da tifoso ormai conclamato. I bianconeri di Carlo Mazzone in quella stagione arrivano al Rigamonti all’ultima giornata di andata. Non abbiamo ancora vinto in casa in quell’80-81, ma siamo una buona squadra; abbiamo perso solo 3 partite su 14; un bel curriculum per una neopromossa. Gioco e punti. È l’ultima presidenza di Sergio Saleri; l’allenatore è Alfredo Magni. Sesti in classifica a dispetto dell’Ascoli che è in piena zona retrocessione. Questa vittoria la sentiamo tutti. “Oggi è il giorno”! Oggi vedrò sul campo la mia prima vittoria in serie A. Non perdiamo da 10 gare, abbiamo vinto a Bologna e Cagliari, abbiamo fermato la Juve a Mompiano e il Napoli al San Paolo. Ne sono totalmente inconsapevole ma il supplizio della mia vita calcistica sta per propormi una delle prime vere prove di forza. Accade l’imprevisto. Gol più sfigato non si poteva prendere. I marchigiani battono un corner a inizio partita. Il loro esperto centrocampista Torrisi, che segna la media di un gol all’anno ma di nome fa Fortunato, a 10 metri dalla bandierina e spalle alla porta, fa ponte spizzicando di testa; la palla impazzisce, scavalca il portiere Malgioglio e si infila sul secondo palo. È l’inizio di una maledizione. L’ultima partita di quel campionato coincide con la sfida di ritorno che per entrambe può valere la salvezza. Perugia e Pistoiese sono già in B. Ad Ascoli è uno scialbo 0-0 senza giocare, senza farsi male. Il Brescia si fa male dopo il novantesimo. Una serie di risultati da ufficio inchieste unito alla classifica avulsa ci condannano (e solo noi su 5 squadre) nell’arrivo a pari merito con Avellino, Ascoli, Como, Udinese. Maledetto Ascoli. Retrocediamo per differenza reti, nonostante la quinta difesa del campionato, nonostante solo la Juve a Torino riesca a infliggerci 2 gol di scarto. Un’ingiustizia che ancora oggi, a distanza quarantennale faccio fatica a digerire.

Arriva anche l’inferno della serie C, una categoria che il Brescia non vedeva da prima della seconda guerra mondiale. Giochiamo tre campionati all’inferno e due al purgatorio, ma si torna in A nel giugno 1986. Un altro campionato degno, combattuto con onore, come il precedente 80-81. La salvezza in serie A della quale non si conosce più il sapore da quasi vent’anni sembra cosa fatta, se non fosse che la penultima di campionato ci imbattiamo nuovamente nell’Ascoli. I marchigiani sono terz’ultimi, in zona retrocessione, noi un punto sopra, fuori dalla zona infernale. Se battiamo l’Ascoli, la matematica è con noi e posso iniziare i festeggiamenti del punto più alto della mia storia d’amore con le Rondinelle fino a quel giorno. Ventinovemila spettatori vanno in estasi quando allo scadere del primo tempo la capoccia di Gritti “Tulliogol” buca la rete di Pazzagli.

Questa serie A possiamo solo perderla.
Infatti.

Nella ripresa, inaspettatamente per quanto visto in campo fino a quel momento, la squadra di Ilario Castagner ribalta il risultato e ci butta all’inferno. Due gol che sono una pugnalata al cuore e che nell’animo del tifoso medio locale puzza di losco. Retrocediamo ufficialmente la settimana successiva, sconfitti dalla Juventus 3-2 a Torino, con l’onta del gol del bresciano (non di cuore) Ivano Bonetti da San Zeno, nell’ultima partita della straordinaria carriera calcistica di Michel Platini.

Ecco perché in questo primo giorno di maggio dal caldo boia, non mi fido. L’Ascoli ha continuato negli anni successivi a farci ingoiare bocconi amari. Però i segnali incoraggianti ci sono. L’anno precedente a questo primo maggio dal caldo boia, abbiamo conquistato la salvezza in serie B l’ultima giornata proprio ad Ascoli con l’allenatore last-minute Ivo Pulga che va nelle Marche a prendersi un soffertissimo 0-0, con il bresciano Minelli eroe di giornata; i bianconeri sono costretti allo spareggio con l’Entella per non retrocedere. Per chiudere il cerchio vorrei vedere l’Ascoli retrocedere e sparire nelle viscere del calcio minore, ma non sarò accontentato da questa appendice al campionato dalla quale noi siamo sfuggiti all’ultimo secondo del torneo. Questo è il pensiero vissuto dal mio lato tifoso, eroso da questa formazione foriera di sventura.

Da amante del calcio romantico e dell’equilibrato provincialismo che contraddistingue anche noi, credo invece che Ascoli meriti rispetto e lo gradisco più di alcune squadrette “favola” che rappresentano una meteora nella storia del nostro calcio. Anche per questi trascorsi, oggi, primo maggio dal caldo boia, non dobbiamo fallire. Dobbiamo vincere il demone marchigiano.

Il resto è storia. I bellissimi colori nello stadio, il clima di euforia che si respira, le note a canna di The Final Countdown che riempiono gli spalti, i fratelli di una vita conosciuti e non, in piedi sui gradoni della Nord carichi e tesi quanto me. L’apertura a destra di Spalek per Bisoli, che si ferma 2 secondi palla al piede sul vertice dell’area di rigore e mette al centro dove sta arrivando di corsa da Piazzale Kossuth Daniele Dessena. Il suo tiro è “sporco”; il portiere bianconero Lanni è superato dalla sfera. In un giorno così torrido da non far muovere una foglia, vedo un magico “colpo di vento” gonfiare il fondo della porta. L’immagine del pallone che accarezza la rete arriva fino a ognuno di noi e ti crea quel brivido che da mezzo secolo prima di questo primo maggio dal caldo boia mi fa entrare in qualsiasi stadio dello stivale a vedere quella maglia che in un modo o nell’altro ha sempre condizionato la mia esistenza.

Dessena si rivolge alla tribuna e fa il segno del cerchio. Chiude il suo cerchio, iniziato quattro anni prima su questo stesso campo con la maglia del Cagliari quando in uno scontro di gioco si frattura tibia e perone e deve fare i conti con il suo dramma sportivo, le sue cure, ma anche con l’affetto dei tifosi bresciani che ne capiscono il dramma e lo sommergono di segnali d’affetto sui social. Evento non così scontato nel mondo della rivalità calcistica.
Chiude il suo cerchio e chiude il nostro, annientando quella maledizione vestita di maglia bianconera per la quale il solo leggerne il nome affiancato al nostro, creava fastidio, ti ritardava il sonno. Il mostro è vinto, è sconfitto. E lo è nel modo migliore, con il successo più prestigioso. Il mostro non fa più paura. È diventato un rivale come tutti gli altri
Il triplice fischio dell’uomo vestito di giallo, la corsa pazza del nisseno Torregrossa sotto la Nord che si toglie la maglia e non sa neanche lui esattamente cosa fare, mi fa visualizzare in pochi secondi tutte le emozioni di questo ciclo storico fin dal punto di partenza, anni di nozze coi fichi secchi, il rischio fallimento, l’avvento del presidente Cellino che ci fa rivedere la luce in fondo al tunnel. E questa stagione da urlo, con emozioni che nessun’altra promozione ci ha dato; le imprese, i risultati strappati al novantesimo, una squadra giovane, bella e simpatica, le trasferte da esodo.

La telecamera posta a metà campo inquadra un Corini festante davanti alla sua panchina; sullo sfondo uno spicchio della Curva Nord. Sono l’unico fermo, braccio teso verso la balaustra laterale. L’unico con maglietta nera in mezzo a maglie bianche e maglie blu. La scaramanzia è per me arte sconosciuta, tranne allo stadio; e oggi la maglia inusuale ha pagato. È la mia ottava promozione, ma l’abitudine non rientra nelle logiche degli spalti. Tutti urlano, si abbracciano. Mariateresa, fresca di stadio, entusiasta per il clima, felice per il successo, può capire che sono felice. Quello che non può capire è ciò che mi sta attraversando, né io posso spiegarglielo. Mi vede immobile, unica goccia ferma in un oceano in tempesta, mi chiede qualcosa, non so cosa; non rispondo. Ci riprova. Non rispondo. “Ma stai piangendo?”. Non rispondo. Non riesco neanche a dire no; non riesco neanche a mentire. L’uomo forte, l’uomo da stadio, quello di una vita talmente difficile che nessun problema è insormontabile; quello che figurati se mi commuovo. Non posso rispondere, perché mi rendo conto che se provo ad aprire bocca, piango. Il nodo che ho in gola è fuori controllo.

Non so quanto duri la festa all’interno dello stadio. Dopo questo lasso di tempo a me sconosciuto, mi avvio con tutti gli altri verso i cancelli d’uscita. Proprio sul cancello, intravedo Daniela. Mia figlia viene allo stadio da quando ha 4 anni. Sempre e da sempre. Da 10 anni frequenta gli spalti, a 14 anni ha già messo piede in più di 20 stadi. Non male per un’adolescente di sesso femminile. Questi 10 anni di calcio li ha vissuti sempre in fianco a me, poche gioie e tanti dolori. Se è arrivata fin qui, se ha preferito questo ad un pomeriggio con le amiche sotto i portici di Corso Zanardelli, si può dichiarare ufficialmente contagiata. L’unica esperienza in serie A che le è transitata sui piedi, nell’anno del centenario, non l’ha vissuta. Suo padre non è mai andato allo stadio. Non per mancanza d’amore. Intendiamoci, la serie A è il punto dove arrivare, ma a me piace solo arrivarci. E in quel mio periodo storico avevo deciso che per il momento bastava. Il fango della serie A lo detesto, lo odio. Squadre truffa, squallidi personaggi, sudditanze, ingiustizie, stampa e tv nazionali omertosi. Sono due mondi differenti ciò che si vede raccontato dai media nazionali e quello che vedi tu dai gradoni, a meno che tu non sia seguace di qualche città ritenuta importante dal sistema. Le chiamano “blasonate”.

Con un termine coniato dall’amico Mauro noi le identifichiamo come “smerdozebrate” Il termine che riassume tutto questo è “disparità”. A certi qualcuno, piace vincere facile, bonci bonci po po pon, come recitava un famoso spot del “gratta e vinci”. “Il fine giustifica i mezzi”, esponeva la tifoseria più titolata d’Italia nella sua curva, a difendere personaggi potenti condannati dai tribunali per aver manomesso il gioco del calcio. Il mio gioco. Quando non è più un gioco, non mi piace più. Accetto qualsiasi sconfitta solo quando avviene sul campo. Per questi motivi, in quel campionato 2010-11 rinunciai alla serie A.

Daniela mi ha sempre affiancato sui gradoni come davanti agli schermi, agli allenamenti, alle cene dei Club del tifo; mi ha sempre aiutato con passione ad allestire le mostre di materiale storico che ho imbastito col buon Maurone Agretti. Ogni minuto giocato dalle rondinelle, l’ha seguito con me, ma oggi ha voluto vivere questo evento dall’interno. Daniela ha raggiunto la sua amica Martina nel nucleo, nel cuore pulsante del tifo ultras, a pochi metri dalla porta dove potevi quasi toccare con mano il pallone di Dessena. Mi aspetta all’uscita. Daniela è da sola, mi si butta al collo, piange, come traumatizzata. Uno steward si avvicina preoccupato dopo aver assistito alla scena per capire se serve qualcosa, se qualcuno le ha fatto del male. “Cosa è successo? ‘”, mi chiede. Lo guardo per tranquillizzarlo: “siamo in serie A”.
Seguiranno i festeggiamenti, la piazza della fontana e tutte le iniziative di contorno a sigillare un trionfo. Questo primo giorno di maggio dal caldo boia non ha tradito le aspettative. Sento continuamente il ritornello che il Brescia sbaglia sempre le partite che contano. Non è vero. La storia dice che tante le abbiamo sbagliate, ma altrettante le abbiamo portate a casa. Le retrocessioni sofferte erano precedute da altrettante promozioni.

Scavalchiamo i luoghi comuni e godiamoci questi indimenticabili momenti perché da domani inizia ufficialmente l’ingratitudine del calcio. Questo trionfo, non è la fine delle sofferenze. Chi vive l’ambiente sa che è solo l’inizio. Perché ora che abbiamo raggiunto la vetta della montagna dobbiamo strenuamente difenderci dalle spallate, lecite o non, di chi cercherà di riportarci a valle quanto prima. Ma questa è un’altra storia.
Inviato il 24/12/2021 alle 23:32:13 - Posts totali di admin: 2002RispondiRispondi
corra62 Primo Maggio 2019
questa non l'avevo mai letta, me l'ero persa!
Che devo dire...
che anche io ho vissuto tutti questi anni da stadio, da quando giocavano i Colzato Berlanda Cafaro, fino ad oggi, soffrendo come tutti per il Brescia che per anni ha avuto più bassi che alti, salvezze all'ultima giornata, una fatica bestia ogni campionato.
Eppure mi ricordo di pù quegli anni, che gli anni di Baggio.
Nei 4 anni di Baggio avrò visto forse 20 partite allo stadio. Perchè anche io detesto la A, perchè non sopporto vedere quelle incredibili ingiustizie in campo, gli arbitraggi folli sempre a favore delle solite strisciate, i servizi televisivi sulle partite ed i commenti da leccaculo degli inviati, gli articoli del giorno dopo che ti fanno incazzare perchè e' chiaro come il sole che il giornalaio di turno o non ha visto la partita e se l'è fatta raccontare, oppure e' insopportabilmente di parte.
Chi non e' tifoso non può capire.
Gran bell'intervento, ho i brividi.
Inviato il 26/12/2021 alle 11:28:34 - Posts totali di corra62: 6420RispondiRispondi
JoeJordan69 Primo Maggio 2019
Un post stupendo!
Un regalo natalizio per noi aficionados del Brescia.
Racconta la nostra storia, quella di tutti noi,
che hanno gioito e sofferto, sofferto e gioito,
tante promozioni, tante retrocessioni.

Grazie admin, un vero regalo.
Inviato il 26/12/2021 alle 12:05:19 - Posts totali di JoeJordan69: 13681RispondiRispondi
admin Primo Maggio 2019
Corra, non l'hai mai letta perchè non l'ho mai pubblicata :-)
Inviato il 26/12/2021 alle 12:29:08 - Posts totali di admin: 2002RispondiRispondi
corra62 Primo Maggio 2019
Ah, pensavo fosse del 2019!
Inviato il 26/12/2021 alle 14:20:31 - Posts totali di corra62: 6420RispondiRispondi


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